ORSI ITALIANI MAGAZINE




ATTENZIONE / NOTICE

Questa pagina contiene immagini di nudo maschile e testo a contenuto omoerotico: e' pertanto riservata a persone maggiorenni

This page contains pictures of male nudity and a text with homoerotic contents: it's intended for persons over 18






Arturo, il titolare d'azienda

Un racconto di Don Elio

Erano bei tempi quelli in cui, appena uscito di scuola, entrai nel mondo del lavoro.

Avevo poco più di 20 anni, e verso la fine dell'estate ebbi il mio primo impiego, niente che c'entrasse con quello che avevo studiato, ma riempiva la mia soddisfazione di autonomia economica e gratificava la mia libertà di spesa.

Premetto che mi limiterò ad usare nomi di fantasia, dato che questa storia è basata su fatti realmente accaduti.

Facevo il magazziniere presso una grossa azienda della mia città, e come tutti, iniziai dalla gavetta, facendo più che altro il manovale e a volte mi facevano guidare il muletto, il quale mi piaceva molto fare;

Con i colleghi di lavoro andavo molto d'accordo, erano tutti ragazzi sui 30 e 40 anni, il mio capo invece era un po' più vecchiotto, ma non penso arrivasse ai 50 anni, un bell'uomo, giovanile, atletico e un bravo leader.

Nell'ufficio del mio reparto c'erano tre ragazze, con le quali mi divertivo molto a ridere e a spettegolare durante i momenti di pausa o durante il pranzo.

In quel mese, ci stavamo preparando ad una botta di lavoro enorme, perché l'azienda per cui lavoravo, sarebbe dovuta partecipare ad un fiera, e quindi avrebbe dovuto esporre la propria merce nel migliore dei modi. L'evento sarebbe stato in Germania, a Colonia.

Ricordo che quella mattina, mi recai al lavoro un pò in anticipo perchè volevo finire delle mansioni che avevo lasciato in sospeso la sera prima, al chè venni fermato nel corridoio degli spogliatoi da un discorso che sentii di sfuggita passando.

Erano due miei colleghi, che parlavano fra di loro e dicevano che uno degli allestitori che sarebbe dovuto andare a Colonia alla fiera, si era fatto male a casa in un incidente domestico, e che probabilmente non sarebbe tornato al lavoro prima di 15 giorni.

Non passò nemmeno mezza giornata, che il capo ci chiamò tutti in riunione, avevano quindi pensato di sostituire l'allestitore infortunato, con qualcuno di noi del magazzino.

Ci venne spiegato cosa si sarebbe dovuto fare in fiera, sarebbero state 6 persone in tutto. Una settimana a Colonia, lavorando in fiera dalle 8 di mattina alle 18 di sera, stanza d'albergo e ristorante, ovviamente tutto il pacchetto pagato, li c'erano già 5 allestitori di professione, più uno di noi del magazzino come sostituto.

Nessuno si fece avanti... La cosa mi insospettì. Il capo tornò a chiedere di nuovo chi volesse andare, nessuno rispose. Io dentro di me pensavo che lavoravo li da poco piu di 6 mesi, perchè no?

Proviamo questa esperienza... Alzai la mano: "Se vuoi vado io!"

Tutti mi guardarono attoniti come se avessi bestemmiato.

Dopo 5 secondi di silenzio il capo mi guardò, annuì e fece: "Perchè no? Cosi ti fai un po le ossa..."

Sciogliemmo la riunione, tutti parlottavano fra di loro, il capo si avvicinò mi diede una pacca sulla spalla e mi disse: "Bravo Elio, così si fa! Più tardi riferisco ai piani alti, così poi ti daranno tutte le istruzioni!" Io annuì silenziosamente, i miei colleghi invece la pensavano diversamente, tutti, chi prima e chi dopo, durante la giornata, si avvicinavano e mi dicevano: "Non immagini la cazzata che hai fatto!"

"Vedrai che tornerai a casa tutto rotto!"

"Ti spaccherai la schiena! Sei matto ad andare!"

"Non sai che cosa ti aspetta!!" ....

Era vero, l'unica frase vera che mi dissero è , non immaginavo proprio cosa mi avrebbe aspettato.........

Arrivò la mattina della partenza, mi spiegarono tutto ormai nelle settimane antecedenti, e con i colleghi allestitori ci recammo in aeroporto per prendere l'aereo.

Il viaggio fu comodo e veloce, e arrivati all'albergo ci dividemmo le stanze.

Gli allestitori si conoscevano tutti fra di loro e si divisero le camere, io purtroppo rimasi da solo, meglio così pensai, così ho una camera tutta per me, anche se mi servirà solo per dormire dato che sera so già che arriverò a casa stanco e distrutto. Quindi mi lasciarono una camera doppia tutta per me, e io accettai rispettosamente.

Le giornate in fiera erano veramente faticose e pesanti, io cercavo di aiutare come meglio potevo, ma loro che erano dei professionisti, facevano sembrare tutto più facile.

Finché arrivò quel fatidico giovedì e uno degli allestitori ricevette una telefonata. Parlò in modo quasi religioso e super rispettoso, al che mise giù il telefono e si avvicinò a noi con gli occhi sgranati e preoccupati. Ci disse:

"Ragazzi la pacchia è finita, era il signor Bianchi al telefono, e mi ha detto che stasera verrà qui a Colonia per vedere come procedono i lavori. Non possiamo più girare per le birrerie fino a tardi! Si fermerà forse con noi fino a sabato."

Il signor Bianchi Arturo non era nientemeno che il titolare dell'azienda, il nostro datore di lavoro. Io non l'avevo mai visto da quando lavoravo li, non ci avevo mai parlato, perché ebbi a che fare sempre e solo con gli amministratori e le direttrici, ma mai con il padrone di casa. Era talmente all'apice dell'azienda che gente che ci lavorava li da 15 anni non l'aveva mai conosciuto, una specie di San Pietro.

Alle parole del collega allestitore, rimasero tutti sconvolti e rattristati.

Uno disse: "Scusa ma dove va a dormire se le nostre camere sono tutte impegnate?"

L'altro rispose: "Beh, è il boss! Vuoi che non si possa permettere una camera tutta per lui?"

Un'altro ribattè: "Ah!! Sai come sono gli imprenditori di una volta! Super tirchi, non mi stupirei se pretendesse di dormire con noi nelle camere! Però non ci sono più posti! Ah no aspetta!!"

Al che dopo due secondi di silenzio, si girarono tutti verso di me e mi guardarono. Sorrisero.....

"Ragazzino, mi sa che te lo becchi tu in camera il vecchio! ah! ah! ah!"

Mi fecero passare per lo sfigato, e con quell'atteggiamento mi sentivo umiliato, poi scherzosamente mi diedero una pacca sulla spalla: "Dai andiamo a prenderci un caffè!" e ci ritirammo dal pomeriggio lavorativo.

Arrivò la sera, e come tutte le sere, dopo cena andammo a bere una birretta veloce in uno dei pub di Colonia, facemmo in fretta per il motivo del pomeriggio, tanto che tornammo nelle camere talmente presto, che il sonno non arrivava.

Stavo disteso sul letto dell'albergo a guardare la TV, erano ormai le 23 passate quando qualcuno bussò energicamente alla porta. TOC TOC TOC!

"Ma chi cazzo è?" Maledetti, vogliono farmi qualche scherzo sicuro!" pensai. Mi alzai di botto per andare ad aprire ed insultarli ferocemente, aprì la porta di scatto e mentre stavo per partire con qualche bestemmia, mi bloccai..... e rimasi li, come un cretino, a fissare con gli occhi sgranati.

Avevo davanti agli occhi un'apparizione divina, una meraviglia della natura, un qualcosa di puramente paradisiaco.

Si trattava di un uomo sui 60 anni molto alto con spalle larghe e una pancia ben pronunciata ma soda.

Aveva gli occhi marrone scuro, ai quali si appoggiavano sopra due sopracciglia nere e folte come nuvole, un nasone alla babbo natale, e sotto, due enormi baffoni che gli coprivano parte della bocca, fina e sorniona, non carnosa.

Era vestito elegantissimo, aveva tanti capelli brizzolati, pettinati e laccati in parte come Sean Connery, portava un paio di occhiali sul naso che sembrava stessero per cadere, e in mano, aveva una borsa di quelle da palestra.

Io ero ancora li impalato, fra il sacro e il profano a occhi sgranati.

"..Buonasera, tu sei Elio giusto?" disse l'omone davanti a me.

Io mi limitai ad annuire.

"Piacere, sono Arturo Bianchi, mi hanno detto che qui da te hai un posto per passare la notte!"

continuò con modo scherzoso, un sorriso sornione e gli occhi felici come di chi crede di aver fatto una battuta simpatica.

Io risposi frettolosamente: "OH dio buonasera signor Bianchi!! prego, prego si accomodi certo, si si prego entri pure!!" e in modo super imbarazzato mi spostai per farlo entrare.

Lui entrando, capì la mia agitazione, si fermò sulla soglia della stanza e dandomi due sberlette in viso mi disse: "Non ci siamo mai conosciuti noi due vero? Calmati ragazzo su! Non è successo niente!" e con quelle parole entrò nella stanza.

Iniziando a mettersi comodo continuò: "Se non ti dispiace mi dò una rinfrescata, il viaggio è stato lungo, e sono stanco. Mia moglie non la finiva di telefonare, e finalmente adesso mi rilasso e mi calmo un pochettino. Ma scusami che ti chiedo, tu sei il ragazzo che si è offerto a sostituire

l'allestitore infortunato giusto?" mi disse mentre si stava togliendo la giacca e la camicia.

Risposi: "Si signor Bianchi sono io!"

Lui: "Beh ti ringrazio per quello che stai facendo! Fossero tutti come te i giovani! Basterebbero due come te per ogni reparto, e tutto filerebbe via come l'olio senza problemi!" dicendo queste ultime parole rimase in mutande, il mio cuore iniziò a battere all'impazzata, volevo guardare da un'altra parte ma era più forte di me.

Davanti a me c'era questo uomo maturo, con un petto pelosissimo tutto nero, che partiva dalle clavicole e si restringeva man mano in un triangolo di peli bianco al centro, dal quale poi, i peli scendevano fin sulla pancia, bella, pronunciata e soda, per poi sparire giù sotto all'intimo.

Aveva i capezzoli piccoli e rosa, come bottoni di zucchero candito, incastonati su queste tette belle sode e pelose, e se facevi cadere lo sguardo, vedevi che indossava un paio di boxer bianchi, di quelli attillati, che mostravano un pacco gonfio e ciondolante, il quale ad ogni suo movimento, danzava eballava sotto la pancia pelosa, era un pacco sodo e invitante, come un bombolone alla crema.

"E' comoda la doccia?" Sbottò: "Non vedo l'ora di buttarmici sotto! Mi sento tutto attaccaticcio!"

Io sempre in silenzio imbarazzante feci di si con la testa.

Prese dalla borsa da palestra un asciugamano e un bagno schiuma, al che senza pudore e nessun ritegno si girò dandomi le spalle e si tolse i boxer con nonchalance...

Vidi questo magnifico culo, piccolo e sodo allargarsi davanti ai miei occhi mentre si stava calando le mutande. Per un attimo rimase in una posizione in cui potevo intravedere lo scroto da dietro e due palle enormi che rimbalzavano di qua e di là, ma la scena più incredibile venne subito dopo.

Il mio titolare si girò verso di me per dirmi un'altra stupida battuta o barzelletta al quale non detti ascolto, e vidi tutta la sua mascolinità per intero.

Aveva un pisello enorme, ma veramente enorme, dal quale spuntava fuori un pò il glande facendo capolino.

Era grosso come un cannolo già da moscio, e per effetto della pancia, puntava verso il davanti, era in ogni caso sorretto da due enormi testicoli che gonfiavano uno scroto pieno di peli brizzolati, il tutto immerso in un bosco di pube brizzolato, che per un attimo, mi è parso di sentirne l'odore dall'altra parte della stanza da quanto era invitante, seppur sudato e stanco.

Io iniziai ad agitarmi, e di scatto ebbi l'istinto di scappare, al che mi buttai nel letto e feci finta di guardare la tv.

Lui se ne accorse......

"Scusami ma ti da fastidio??? Non hai mai visto un vecchio nudo?" mi disse con tono militare e minaccioso.

Risposi super imbarazzato: "No no si figuri! Ci mancherebbe signor Bianchi!" Alla mia risposta lui fece spallucce, al che si accinse ad andare in doccia, e io finalmente tirai un sospiro di sollievo.

..ZzzZzzzZz.... Senza rendermene conto io mi addormentai...

"...Ma che?!... Cosa è?!" parlai da solo con la mia voce nella mia testa. Mi ero addormentato senza accorgermene e mi stavo svegliando con un profumo sotto il naso di pino, misto qualcosa alla menta, sembrava come di..... di bagnoschiuma.

Non so quanto tempo era passato.

Nel dormiveglia, sentivo anche un respiro vicino a me, ma non capivo, forse stavo sognando, "aspetta che cerco di capire meglio."

Aprii gli occhi e subito una voce dolce e sommessa mi disse all'orecchio: "Ti sei svegliato finalmente..."

Era il signor Bianchi, tutto pulito e docciato e completamente nudo, disteso accanto a me nel mio letto.

"Ma signor Bianchi... cos'...????"

"SSSSSSSSHHHTTT!" mi interruppe. e mi disse: "Intanto chiamami Arturo, e sono stato giovane anche io, capisco certi bisogni e istinti, rilassati tranquillo, è tutto apposto!"

Io che capivo subito che cosa voleva dire il vecchio, infastidito risposi: "Ma cosa sta dicendo?? Ma guardi che lei ha capito male!!"

Mi rispose: "Dillo al tuo pisello caro Elio.... dillo a lui..." a quelle parole abbassai lo sguardo e vidi dalle mie mutande il mio cazzo che tirava come un cavallo, duro e dritto che spingeva e pulsava sulle mutande come se chiedesse pietà per uscire fuori.

Lentamente, tornai a guardarlo negli occhi imbarazzato,avevamo il viso a pochi cm di distanza, distesi nel letto, avevo gli occhi sgranati, il cuore mi batteva fortissimo e pensavo di essere spacciato dopo aver fatto una figura del genere, ma lui interruppe il mio imbarazzo e mi disse:

"Guarda, che è da quando sono entrato stasera in stanza, che se non te ne sei accorto, mi hai accolto già in canottiera e mutande, e da quando mi sono spogliato per andare in doccia e mi sono girato per dirti qualcosa, mi sono interrotto perchè avevi gli occhi sgranati su di me, sentivo il tuo cuore battere dall'eccitazione e avevi il cazzo duro nelle mutande che sembrava esplodesse, chissà da quanto tempo! Ma tu non te n'eri accorto? Non ho voluto recarti altro danno morale, e me ne sono andato in doccia. Ma quando sono uscito però, ti ho trovato addormentato nel tuo letto, dormivi profondamente, ma con quel cazzo ancora sempre duro e pulsante nelle mutande. Vuoi lasciarlo li soffrire??? ho pensato. Sono contento che un vecchio come me ti piaccia, per favore rilassati, io sono il tuo titolare, sei in buone mani, al resto ci pensa Arturo..."

Dicendomi quelle parole iniziò a baciarmi, il suo calore e il suo profumo erano stupendi, baciava in maniera passionale e la sua lingua mi accarezzava l'anima.

Mi abbracciava e mi accarezzava e piano piano scese nel mio pacco e iniziò a sfilarmi le mutande fino a far uscire il mio pisello che era duro come il marmo.

"Libera finalmente questa povera bestiola... Guardalo! Mi sta ringraziando!" disse.

Il mio pisello pulsava e iniziava a gocciolare precum, e Arturo non se lo fece scappare, si abbassò verso di me e iniziò a gustarsi il mio cazzo.

Mi leccava le palle, l'asta del pene, fino al glande per giocarci un po' con la lingua, per poi riaffondare fino in fondo alle palle.

Mi spompinava a ritmo deciso e ciucciava e si gustava il mio cannolo, al chè io presi coraggio, gli alzai la testa delicatamente, lui mi guardò negli occhi con la faccia e i baffoni pieni dei miei umori, e gli dissi: "Arturo ora è il tuo turno di rilassarti!"

Si girò a pancia in su e mi mise davanti al naso il suo cazzone, ormai duro e tutto scappellato, le palle enormi si erano tirate in su, segno di un eccitazione mostruosa, e io orgoglioso e lusingato ad avere davanti al naso, le palle e il cazzo del mio datore di lavoro, iniziai a gustarmelo come una troia, ero la sua troia, e lui apprezzava molto, perchè mugolava e godeva, ogni tanto mi staccavo per menarglielo e nel mentre, prendevo in bocca quello scroto peloso con quelle palle enormi che si ritrovava, e ciucciavo e leccavo, ciucciavo e leccavo, per poi dedicarmi di nuovo a quel cazzo meraviglioso.

Il vecchio godeva come un matto, ogni tanto partivano degli urli che cercava di trattenere vista l'ora, ma io al sentire quella cosa mi impegnavo ancora di più! Ero bravo! Mentre godeva me lo ripeteva:

"Bravo cosi... Si bravo... si così Bravo!" Ero orgoglioso.

Ad un tratto il nonno si staccò dalla mia faccia, mi prese per il collo, era eccitatissimo, una bestia era diventato, gli occhi non erano più teneri come prima, ma pieni di voglia di scopare, di sborrare e di godere!!

Con la mano nel mio collo, mi piantò con la testa sulla testiera del letto, con solo l'altro braccio mi alzò entrambe le gambe, ero la sua preda, non potevo più muovermi da li...

Aspettò un attimo fissandomi negli occhi, come se aspettasse la mia approvazione, respirava affannosamente, era fuori di lui, impazzito, eccitato come un maiale.

Si abbassò verso il mio pube e mi alzò ancora più in alto le gambe, iniziando a mangiarsi letteralmente il mio culo. Sentivo la sua lingua che faceva su e giù dentro il mio ano,e i baffi mi grattavano lo scroto mentre mi guardava in viso.

Mi stava leccando come una vaschetta di gelato, ed io iniziai a godere come un matto, nel vedere che mi piaceva, la sua indecisione sul da farsi sparì di colpo, si rialzò di nuovo sopra di me e con le mie gambe sulle spalle, iniziò a puntarmi nel culo quello splendido pisello che si ritrovava.

Faceva male, mi lamentavo. Mi diceva:

"Entro piano tranquillo...sssssshhtt, adesso ti passa, papà Arturo ti fa andare al settimo cielo vedrai cucciolo, vedrai, tranquillo gioia......" Tremava da quanto era eccitato.

Lo lasciai fare, sentivo che era sempre più dentro e più grosso, al che con un colpo secco di bacino, entrò di colpo del tutto! Fino in fondo. Fino alle palle!

Io urlai di colpo: "AAAAAAAAAAAAAH!" ma lui mi bloccò subito, stampandomi un bacio in bocca, strozzando la mia gola con la lingua e mugolando. Godeva il bastardo, godeva come un toro.

Molto lentamente inziò a fare avanti ed indietro, ma mooolto lentamente, finchè il mio culo si abituò, sentivo il dolore cessare e una goduria meravigliosa partire da sotto, e arrivarmi fino al cervello, stavo impazzendo dal piacere.

Si staccò dal baciarmi: "Bravo Elio, papà Arturo adesso ti fa stare bene visto?? Posso farti tutto mio cucciolo? Sei stupendo!!"

Io feci di si con la testa, tanto ormai da quanto godevo, non capivo più niente, ero in estasi, poteva fare di me ciò che voleva.

Arturo iniziò a scoparmi sommessamente, sempre più veloce, sempre più veloce. Il ritmo elevato faceva schioccare le sue palle pelose sulle mie chiappe, mi scopava come un toro e godeva, mammamia quanto godeva!

Eravamo entrambi in un altra dimensione, di tanto in tanto quando urlavo troppo forte, veniva a baciarmi per calmarmi e zittirmi, stavo per esplodere, e lo era vicino anche lui.

Sentivo il suo respiro sempre più veloce, e il ritmo della scopata aumentava sempre di più, mi sbatteva sulla testiera del letto senza ritegno, i suoi mugolii sempre più frequenti. "Ti fidi???" mi disse velocemente, ma non fece tempo nemmeno ad aspettare una mia risposta, che io inizia a sborrare come un idrante, ebbì un orgasmo anale per la prima volta in vita mia, godevo e sborravo, e lui alla vista di quella scena non si trattenne, ma per rispetto, al momento del culmine, lo tirò fuori di colpo dal mio culo si mise a cavalcioni sopra il mio petto e menandoselo, iniziò a sborrarmi in faccia.

Venne copiosamente.

Mammamia quanto godeva e sopratutto quanto sborrava. I primi tre getti mi arrivarono negli occhi e in bocca, poi man mano sempre più sul mio petto.

Eravamo esausti, ma io avevo bisogno di gustarmi quello sperma che odorava di miele, al che senza dire niente mi attaccai a quel cazzo stupendo come una ventosa e me lo gustai e lo pulii perfettamente.

Pulsava ancora.

Con uno splendido sorriso da nonno felice, mi disse: "Facciamo un'altra doccia cosa dici?"

Annuì e ci dirigemmo stanchi ma soddisfatti in doccia, si stava in due, e io insaponai e lavai lui, e lui fece lo stesso con me.

Lavati e asciugati andammo a dormire nello stesso letto, siamo stati abbracciati tutta la notte, io mi addormentai praticamente subito ero sfinito, e lui non lo so..... Boh.

La mattina al risveglio, me lo trovai accanto che mi guardava, con quel sorriso sornione. Mi eccitò appena sveglio.

Fugace, mi abbassai per fargli un pompino del buongiorno, me lo stavo già gustando, sapeva un po' di urina, probabilmente durante la notte era stato a fare pipì, volevo sentirlo che si induriva in bocca, era stupendo, ma lui subito mi prese il viso, me lo alzò e mi disse: "Ora basta golosone, bisogna andare a lavorare fra poco più di mezz'ora, confido nella tua discrezione, fuori di qui pretendo che i nostri ruoli ritornino formali." Dicendomi queste parole mi diede un gustoso bacio, con quei baffoni che mi solleticavano il naso, e aggiunse: "Grazie Elio.."

Io gli diedi ascolto, ci vestimmo, ci lavammo il viso e andammo giù per fare colazione nella sala ristorante dell'albergo.

I miei colleghi erano già che li aspettavano e facevano colazione: "Dormito bene ragazzo??" Alla fine il vecchio ti è capitato a dormire li! Che sfiga! AhaHahahah!!"

Risposi: "Ehh si! Taci va, in più russa come un trattore sto stronzo, non ho dormito proprio niente stanotte!" Avete visto dov'è andato?"

Mi dissero che era passato a salutarli, ed era andato a fare colazione in un locale di Colonia, che ci avrebbe raggiunto più tardi alla fiera.

Continuai la colazione e cercai di non pensare alla notte appena trascorsa.

La mattinata di lavoro passò veloce, al che mentre finivo di sistemare gli ultimi scatoloni nel furgone, riconobbi una voce lontana, che diceva al mio collega: "Ben dai ce l'avete fatta a finire in tempo! Bravi, lunedì arriverò qui con gli altri soci e quattro dei nostri clienti più importanti, faremo sicuramente bella figura, ottimo lavoro!"

Era lui, era arrivato. Sbucai fuori subito da dietro il furgone e mi avvicinai a passo deciso, come per salutarlo, lo guardai negli occhi, incrociammo lo sguardo per un attimo, ma non c'era più quel luccichio, era scomparsa tutta la complicità che avevamo raggiunto fino a poche ore prima.

Disse in tono molto serio al mio collega, ma guardandomi: "Il ragazzo che hanno mandato è stato d'aiuto?"

Lui rispose: "Si si per fortuna che ci avete mandato lui come aiuto, è veramente un bravo magazziniere!"

Arturo rimase a guardarmi per due secondi, serio, militare.

"Ottimo! Allora io vado, grazie ancora e buona continuazione!" Si girò per andarsene, lo salutammo sempre in modo religioso e rispettoso, e quando si incrociò con me camminando, mi guardò, io gli feci un piccolo sorriso, ma lui rimase serio, impassibile e senza dire o fare niente, destò lo sguardo davanti e continuò a camminare.

Come le più belle prime esperienze, non lo rividi più.

L'unica cosa che mi rimase, e che ancora conservo con dedizione, sono quel paio di boxer che lui indossava quella sera, li lasciò li, sotto il cuscino con un bigliettino dove c'era scritto, in un veloce corsivo: "Ciao piccolo, grazie!"

Passarono gli anni, non ebbi mai promozioni o aumenti di favore, speravo sempre ad ogni cena aziendale di ritrovarlo, o incrocialo di nuovo, anche solo per un saluto o forse anche solo per uno sguardo. Ma lui era troppo in alto, troppo in su per mescolarsi con i dipendenti che lui pagava per mandare avanti il suo impero,

Lui era il signor Bianchi, ma per me, per una notte indimenticabile, è stato solamente Arturo.


Se il mio racconto vi è piaciuto contattatemi maschio.bianco@gmail.com


I racconti pubblicati possono contenere descrizioni di sesso non sicuro: ricordate, sono opera di fantasia! Nella vita reale praticate sempre il Sesso Sicuro usando il preservativo.

The stories published in this section may contain descriptions of unsafe sex: remember, it's fiction! In real life always practice Safe Sex by using condoms.


...